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Secondo Capitolo: Il Cairo

Quella dietro di noi non è sabbia del deserto!

Durante gli anni passati a Houston, con mio marito abbiamo scommesso sulla nuova destinazione: Angola, Nigeria, Kazakistan . Vi posso assicurare che l’idea di non sapere dove e quando sarai trasferito, provoca una leggera ansietta.

Uno dei problemi che affliggerebbe qualsiasi donna è non sentirsi libera di arredare l’appartamento. Qualsiasi cosa io potessi comprare, Vincenzo mi diceva di riportarla al negoziante perché stavamo per essere trasferiti. Per 3 anni ho vissuto con la sensazione di un possibile trasferimento last minute e quindi l’appartamento doveva rimanere vuoto. 

A Maggio di quest’anno, rimasi sola per quindici giorni. Andai a comprare alcune decorazioni, spostai i divani in modo diverso per rendere la casa più spaziosa, comprai un tavolino da mettere in balcone per mangiare all’esterno durante l’estate e i quadretti per arredare la stanza degli ospiti. 

Il tutto mentre Vincenzo si trovava a Milano per una delle sue mille missioni in cui non ho mai capito cosa faccia, ma sembrano molto importanti. Io lo immagino seduto in una tavola rotonda che parla del futuro del petrolio.

Mentre stavo per attaccare l’ultimo quadretto, felice come una bambina per essere riuscita ad arredare la casa proprio come avrei voluto fino a quel momento, ho ricevuto la chiamata di Vincenzo.

Ho sentito solamente le seguenti parole: “Pronto amore, andiamo a vivere al Cairo.”

Io ho chiuso il telefono e sono andata a guardare la mappa geografica perché non mi tornava nessun Cairo in Angola, Nigeria o Kazakistan. Dopo pochi minuti, chiamai la mia amica Francesca, blaterando che non ero preparata sul Cairo, che quando tutti dalla Sicilia partivano per Sharm El Sheikh, io prenotavo viaggi in altre destinazioni.

Io, non soltanto non ho mai trovato interessante l’Egitto ma, avevo studiato a memoria le altre destinazioni. 

 In ogni caso, come ormai saprete Vincenzo si è trasferito al Cairo un mese prima di me. 

Mio marito è un uomo che può essere serenamente descritto come pragmatico e frigido di sentimenti. Generalmente quando gli chiedo se mi ama, mi risponde che torna ogni sera a casa. Quando gli ho chiesto se volesse regalarmi un anello di fidanzamento o di avere le fedi nunziali, mi ha risposto che lui queste cafonate non le fa!; quando gli ho detto che io sono piena di aspettative, mi ha detto che farei meglio a dirgliele tutte perché faccio prima a morire che lui a capire cosa dovrebbe fare. 

Da quando si è trasferito al Cairo, mi ha mandato ogni giorno un messaggio con l’augurio di una buona giornata in America, mi ha detto che gli mancavo e che mi amava. 

A questo punto, il 90% delle donne starà già pensando di fare il biglietto di andata per il Cairo al proprio compagno. 

Mi spiace disilludervi.

In realtà conoscendo Vincenzo, capivo che i sottotitoli in grassetto di tutti quei messaggi e parole amorevoli, significavano che il Cairo non è bello e che ce la saremmo vista dura! 

Dopo 14 ore di viaggio sono arrivata al Cairo. Ho proceduto con le scartoffie per l’immigrazione e sono corsa verso l’esterno  per andare finalmente a casa e incontrare mio marito, il quale mi aveva già detto che, non sarebbe venuto a prendermi in aeroporto, perché si sarebbe dovuto fare due ore di macchina e in quelle due ore lui avrebbe potuto portare a termine miliardi di progetti per il proprio lavoro. Il tutto amabilmente detto mentre sbuffava. Non è il momento giusto per raccontarvi la mia reazione mentre diceva quanto sopra, ma sappiate che la mia reazione ha fatto in modo che lui fosse lì all’aeroporto ad aspettarmi con il sorriso. 

Ora vi immaginerete una scena da film, abbracci, baci appassionati e momenti emozionanti. Invece è rimasto sorridente e senza muovere le labbra mi ha detto ” non è il caso di fare effusioni in pubblico”. Questo è stato l’inizio della nostra relazione al Cairo. 

A complicare la situazione è la mia abitudine ad affrontare queste lunghe tratte per tornare nella mia città natale, Palermo. Agli arrivi in aeroporto, sembrerebbe che i passeggeri stanno uscendo dopo ore di prigionia all’interno dell’aereo o sembri essere considerato Padre Pio che si palesa dinanzi ai fedeli. Quando varchi la soglia degli arrivi ti trovi di fronte a una folla, concentrata in  15 mq come se fossero costretti a stare in un cunicolo, in attesa di vedere uscire il proprio caro. Appena si aprono le porte scorrevoli che separano l’area in cui ritiri la valigia e l’aria di attesa, senti un boato. Il boato sono le mille persone che iniziano a salutare e ti fanno segno di spostarti immediatamente perché il loro caro imbarazzato di fronte al ritiro valige, possa vederli. Quando ti sposti leggermente su un lato sperando di non intralciare la visuale di un altro parente, le persone ti iniziano ad insultare perché non stai tenendo le porte scorrevoli aperte. Quindi fai due passi indietro per riaprire le porte ma sono già chiuse, la folla inizia a guardarti con disprezzo. Allora avanzi per cercare di visualizzare tra la folla chi è venuto a prenderti, e iniziano a bombardarti di domande credendo che tra i passeggeri una volta sbarcarti ci si scambia le generalità: hai visto mio nipote? signora, mi scusi ma io non so chi sia suo nipote. Ma l’aereo per Roma è atterrato? signora, sa io ero su quello che arrivava da Francoforte. Mio nipote sta prendendo il bagaglio? signora, li stanno facendo uscire adesso. E ma come mai tu sei uscita subito? signora, io avevo un bagaglio a mano. 

Al Cairo, uscita dall’aeroporto, c’era solo Vincenzo e qualche poliziotto ad attendermi. Ho pensato che tutti gli altri passeggeri avessero preso altre connessioni aeree.. In fondo chi vuole andare al Cairo!

All’uscita dell’aeroporto, vedo la folla dietro le barriere come se fossimo ad un concerto e io la cantante tanto attesa. Penso subito che il salario Egiziano deve essere molto basso per Vincenzo avere organizzato questa accoglienza. Alzo la mano come se fossi la regina Elisabetta, in segno di saluto, e li ringrazio per l’accoglienza.  Vincenzo mi fa notare che la folla non sta aspettando me, ma nessuno ha l’accesso all’interno dell’aeroporto per ragioni di sicurezza. Quindi svesto i panni della regina Elisabetta e li inizio ad osservare. Guardo Vincenzo e ingenuamente gli chiedo se sono su scherzi a parte! Indossano tutti le tuniche grigie e i turbanti bianchi e io capisco che devo ritornare dentro l’aeroporto e imbarcarmi per il primo volo diretto in America.

Vincenzo mi stringe la mano e mi rassicura che andrà tutto bene. 

Ovviamente mio marito non ha trovato casa, quindi per i primi giorni saremo nell’appartamento di servizio. Una casa con le pareti bianche, il pavimento bianco, i mobili bianchi e il divano marrone che non si abbina neppure alla mia pelle color latte scaduto. Mi affaccio alla finestra e noto una distesa di sabbia e inizio a sentire un lamento. Chiamo Vincenzo e gli dico che probabilmente qualcuno nel palazzo si sente male, perché non potrei spiegarmi diversamente questo rumore. Mi guarda e dice ” amore, stanno chiamando i fedeli a pregare!”.  

Io ho guardato Vincenzo e gli ho detto che la vacanza mi stava bene e se sapeva quando sarebbe finita. Mi ha sorriso e non ha mai più risposto alla domanda. 

Ovviamente mio marito non aveva pensato che fosse il caso di fare la spesa il giorno prima. In fondo è un uomo. Quindi abbiamo apparecchiato la tavola con i fogli di scottex, un bicchiere perché l’altro era dentro la lavastoviglie che è più piccola della mia mano, due forchette e un coltello , perché è l’unico che taglia. Abbiamo mangiato il roast beef e la loro bresaola. In sostanza se chiudi gli occhi non capisci quale stai mangiando. 

Il giorno dopo siamo andati a mangiare in un ristorante a Zamalek, un’area molto carina sopratutto per i turisti. Il ristorante arredato bene ma molto buio. Il problema più grande è che si fuma ovunque e non essendoci più abituata, mi lacrimavano gli occhi. Quindi tra l’ambiente scuro del locale e  la lacrimazione degli occhi, ho scelto il primo piatto sul menù, la famosa cotoletta milanese cucinata dagli Egiziani. Non credo di dovervi raccontare cosa ho pensato in quel momento. 

La mattina seguente, mentre stavo per uscire, ho iniziato ad avvertire dei crampi allo stomaco. Ovviamente la fortuna vuole che sono stata colpita dalla maledizione del faraone. Dire la maledizione del faraone suscita interesse ma in realtà non è altro che il nostro cagotto! Vincenzo ha deciso di chiamare la guardia medica. Lui non ha mai avuto il cagotto, quindi ha pensato che ci potesse essere una differenza tra quello egiziano e quello italiano e/o americano. Il medico è stato molto accurato nella diagnosi, ha stabilito che avessi il cagotto e sarebbe durato due giorni, che non poteva farci nulla, ma che se avessi notato una leggera disidratazione saremmo dovuti andare in ospedale.

Se non avessi avuto alcun amico medico o ricercatore, sarei stata molto felice di avere preso la maledizione del Faraone in modo da poter perdere qualche chilo in più. Purtroppo la mia amica Francesca, mi aveva già informato che la dissenteria non produce nessun tipo di dimagrimento per cui è meglio non averla. 

Dopo due giorni chiusa nell’appartamento colorato di bianco,  e prima di costruire una piramide con la sabbia che entra dall’esterno, ho deciso di uscire, pur non sentendomi particolarmente bene e avvertendo che il faraone in qualche modo fosse sempre presente. 

Per andare dove devi andare, abbiamo un’autista, Hana.

Un uomo molto alto, simpatico e che non parla inglese. Lui finge di parlare in inglese ma in realtà conosce le parole chiavi: Beautiful, shit, ok, thanks!

Gli ho chiesto se potesse portarmi in una strada piena di negozietti per camminare e distrarmi un po’, e lui mi ha portato in un centro commerciale. Gli ho detto che poteva lasciarmi lì e ritornare in ufficio e mi ha seguito all’interno del centro commerciale. Gli ho detto che i negozi erano tutti chiusi e che non potevo fare nulla e lui mi ha risposto che non era vero, allora ho simulato di entrare in un negozio chiuso e di non poter aprire, e lui ha capito. Mi ha guardato e mi ha chiesto se volessi andare al Carrefour. In quel momento ho capito che Hana stava cercando di farsi volere bene e io dovevo metterci tutto l’impegno del mondo per non schiaffeggiarlo in pubblico. 

Ho deciso di camminare un poco e scorgendo un parrucchiere ho deciso che fosse il momento perfetto per provarlo. Il ragazzo che mi ha fatto lo shampoo avrà pensato che avessi i capelli sporchi soltanto sul davanti e forse eccessivamente sporchi, per cui mi sono trovata schiuma che scendeva dalla fronte al collo. Hanno iniziato ad asciugarmi i capelli e chiesto se avessi voluto avere i boccoli.  

Come vedete dalla foto, loro hanno una tecnica diversa dalla nostra. Si chiama boccolo liscio, è un effetto ottico. 


Ho pagato 3 euro e 91 centesimi e sono andata via. 

Vincenzo purtroppo lavora fino a tardi e io passo molto tempo da sola. Sono famosa per non farmi particolarmente simpatia. Ci sono tantissime persone che si divertono a stare da soli, e io  invece riesco quando devo fare qualcosa in particolare. In caso contrario mi annoio. 

Quando vai a vivere all’estero, inizi a seguire tutte le  possibili pagine degli espatriati su Facebook. Espatriati in Polinesia, Norvegia, Messico, Cairo e così via. La speranza è quella di ricevere più informazioni possibili e trovare nuovi amici. Io ho fatto la stessa cosa e ho trovato le Italiane al Cairo. Dal gruppo su Facebook sono passata al gruppo su WhatsApp. Novantaquattro donne che rispondono a tutti i tuoi quesiti in meno di un minuto.

La noia mi ha spinto a scrivere un messaggio, sul gruppo di WhatsApp delle Italiane al Cairo,  chiedendo se avessero voluto incontrarmi per bere un caffè. 

Sul gruppo  ricevo il messaggio di un’anima pia, che mi propone un appuntamento per il giovedì. Il giorno in cui le Italiane si riuniscono a comprare il pane insieme al CSA, un community service per espatriati. 

Quel messaggio mi ha scoraggiato. Mi sono immaginata come Bella nella Bella e la Bestia che   corre e canta con una baguette sotto l’ascella.

Ho inviato un messaggio a Vincenzo chiedendogli se avessimo il biglietto di ritorno  per l’America. 

Non avendo grosse alternative, il giovedì mi sono recata al CSA. Praticamente è un luogo molto carino in cui organizzano eventi. Un centro in cui puoi fare palestra, seguire corsi di ballo o di arabo. Ci sono le caffetterie, un piccolo supermercato, l’estetista e un piccolo mercatino. 

Mentre camminavo, ho sentito alcune persone parlare in italiano e con la faccia da bronzo mi sono avvicinata e ho esclamato ” Italiane, eh!” come se fossi riuscita a capirlo da sola senza aiuto da casa. Loro mi hanno guardato come se fossi completamente scema. 

Ci sono alcune cose che ovviamente non pensate di me. Io sembro una persona socievole e invece non lo sono. Mio marito crea le amicizie e io le mantengo. Il più delle volte sembro una stronza e invece vorrei poter scomparire e riapparire quando siete diventati nostri amici. L’idea di dover cercare di interagire con le persone mi snerva. Ho quella strana sensazione di dovervi convincere in poco tempo del perché dovreste diventare miei amici. Ahimè! devo farlo e lo farò!

Fortunatamente una signora ha percepito la mia difficoltà e ha iniziato a parlare con me e introdurmi le altre persone che le si avvicinavano. 

Ovviamente non ho comprato il pane perché io non sono Bella, e se dovessi mettermi a saltellare rischierei la morte instantanea perché ossigeno male sotto sforzo. Ma ho incontrato una nuova amica. Lei ancora non lo sa, ma noi siamo diventate amiche per la pelle. 

Io vorrei farvi credere che ho trovato qualcosa di positivo in questa breve permanenza, ma al momento l’unica nota positiva è il biglietto per Palermo il 16 Dicembre e un ritorno il 30 dello stesso mese. Passeremo il Capodanno qui… è stato il regalo di Natale del mio dolce marito!

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