Assente giustificata

E ci rivedremo in estate, quando il sole sarà di nuovo caldo!

Dal 30 dicembre sono tornata al Cairo ma dopo aver vissuto le mie vacanze natalizie altrove.

Come vi avevo preannunciato, sono stata a Palermo.

Sono partita all’ 1:30 del mattino per arrivare in aeroporto al Cairo alle 2:30. Teoricamente la distanza da casa mia all’aeroporto è di venti minuti, senza perderti. Per qualche strana ragione, qualsiasi autista in Egitto, non conosce le strade e sei costretto ad attivare il Gps per aiutarli a capire come portarti nel posto in cui vuoi andare, che loro dovrebbero conoscere ma non conoscono. Quindi sia tu che l’autista siete due perfetti estranei nella terra di nessuno.

Ho preso il volo per Roma e alle 7:30 ero in Italia. Sentire parlare tutte le persone la tua lingua madre, è una gioia. Mi incanto sempre, li guardo e penso che sia così meraviglioso ascoltarli tutti che alcuni dopo un po’, mi fanno segno di smettere di fissarli. E io mi ricompongo, chiedo scusa e vado ad ascoltare l’altro gruppo di persone.

Non avendo dormito tutta la notte e men che mai in aereo, perché come sapete, temo sempre di schiantarmi e dormendo non avrei la possibilità di salvarmi, mi sono abbandonata sul primo sedile disponibile per l’imbarco sul volo per Palermo.

Una signora molto gentile di 75 anni, ha deciso che non fosse il caso di farmi riposare ma, di intavolare una delle più lunghe conversazioni mai avvenute in aeroporto, raccontandomi di come fosse emozionante ritornare a Bologna dopo tanto tempo. A 5 minuti dall’imbarco, le chiesi come mai stesse andando a Palermo e dallo sguardo compresi che, non soltanto avesse capito che ero stata poco attenta alla sua storia ma, che ero seduta al Gate sbagliato da ore.

Quindi corsi verso il nuovo gate, segnalato da una voce più di due ore prima. Non so voi, ma io le signorine che danno gli annunci in aeroporto non le capisco e queste avevano praticamente cambiato tutte le uscite. Ho veramente pensato che l’avessero fatto appositamente per sanare qualche over booking… tanto un’idiota come me avrà sbagliato il gate e non si sarà imbarcato e ceduto il posto a qualche fortunato.

Arrivata a Palermo, per la prima volta, al rullo dei bagagli, mi sono emozionata. Avevo così tanto voglia di vedere i miei familiari che avrei lasciato i bagagli in aeroporto e corso per abbracciare mia madre. Poi ho pensato che io non ossigeno bene sotto sforzo, e mi sono limitata a cercare con lo sguardo mia mamma agli arrivi.

Una volta che ho abbracciato la mamma, mio cugino e cercato disperatamente di farmi riconoscere da mia cugina di 6 anni, ho chiesto subito di bere un caffè e visionare il banco dei dolci e del salato. Non serve acquistare nulla, ma solo guardare per capire quanto ti sono mancate le delizie culinarie siciliane.

Dall’aeroporto a casa di mia madre, ho visto il mare e aperto il finestrino per sentirne l’odore. Quell’odore per me rappresenta Palermo.

Ho capito di essere un’isolana, quando a Houston non ho potuto vedere il mare, e mio marito decise di farmi passare la nostalgia portandomi a Galveston. Il golfo è talmente tanto grigio, a volte verde, che mi offesi per essere in quel posto, decidendo che non ci sarei mai più andata e così è stato.

Essendo sveglia dalle prime ore di quel giorno, pensavo che la cosa più bella che mi potesse capitare fosse dormire con mia madre al mio fianco ma, i piani dei miei parenti erano altri. Dal mio arrivo alle dieci del mattino fino alle venti si sono presentati quasi tutti per bombardarmi di domande sul Cairo.


La prima domanda: ” quando te ne vai?” questa è la domanda delle domande. Ti senti smarrito… pensi che in fondo una volta che ti hanno visto, appurato che sei vivo, ti vorrebbero di nuovo lontano per riavere la loro routine intatta.

La seconda domanda: “ma ti sei sciupata?” dopo un anno se non hai ingurgitato frittura nel resto del mondo, è quasi scontato che non stai lievitando e da quella domanda parte il via via di cibo infinito che dovrai mangiare fino al ritorno in altra patria. In più per ben 4 giorni al Cairo avevo avuto il famoso cagotto che mi ha sciupato leggermente.

La terza domanda: “amore ma un nipotino?” Ebbene sì, nel 2018 la domanda più sconveniente riguarda l’utero femminile… ormai ho imparato a rispondere sotto consiglio di mia cugina, se chi ha posto la domanda ha fatto la mammografia o il controllo della prostata. A domanda sconveniente si risponde in modo sconveniente. Uno pari palla al centro.

La quarta domanda: “ma ora devi mettere il velo?” Eh si, perché da quando mi sono trasferita al Cairo, mi immaginano con il Niqab comunemente confuso con il burqa. il niqab è il velo che copre il volto della donna e che può lasciare scoperti gli occhi mentre il burqa è quello azzurro con una griglia all’altezza degli occhi e copre interamente il corpo della donna.

E così via… per ogni parente la stessa risposta in modo che tutti andassero via senza dubbi o strane interpretazioni.

Raggiungi l’esaurimento quando hai già risposto almeno 20 volte alle stesse domande. La noia è sempre stata la mia amica numero uno e da quando mi sono trasferita in un paese estero, ho capito perché mio marito risponde in modo evasivo alle domande. All’inizio lo incoraggiavo a raccontare la sua vita, perché a mio avviso, si diffondeva il concetto che anche fuori dall’Italia puoi avere una vita serena, e le persone si sentono rassicurate nel fare un passo che altrimenti non farebbero. Ma alla centesima domanda, inizi a pensare che in fondo non te ne fotte nulla se gli altri non faranno quel passo e che raccontare la stessa cosa uccide gli ultimi neuroni… da qui vi spiego il perché, una buona parte della popolazione palermitana crede che io sia un’eroina mandata in Egitto per occidentalizzare le persone, o sono in procinto di diventare Madre Teresa di Calcutta 2.0.

Detto ciò, mi sono goduta gli amici più stretti, tranne una che ha deciso di prendere un’infezione per tutto il periodo in cui sono stata a Palermo, e sentirsi bene solo quando sono andata in aeroporto per raggiungere mio marito a Napoli.

Francesca, l’unica donna al mondo, che pur avendo avuto due bambine, rimane sempre incazzata. Per lei il Natale è il momento peggiore dell’anno. Questo significa che, se durante i 363 giorni è arraggiata ( termine palermitano per indicare una persona molto nervosa), durante la vigilia e il giorno di Natale, si trasforma in Lucifero.

Il 90% dei Palermitani, capito lo sconforto per essere stata trasferita al Cairo, mi ha quantomeno guardata con compassione. Francesca ha esordito con ” hai voluto fare questa vita, adesso sono cazzi tuoi!”. Fine della storia.

Roberto sposato con la mia cara amica Carla, mi porta in giro per Palermo, precisando a tutti che non sono l’amante ma l’amica della moglie. Gli ho spiegato più volte che dare tutte queste giustificazioni non va bene. la gallina che canta per prima, ha fatto le uova! ma lui ci tiene così tanto a sua moglie, perennemente ammalata, da non volerla fare sfigurare, facendo credere alle persone che ha abbassato l’asticella girando in città con una come me.

Poi abbiamo Ottorino, detto anche Rino. Lui è il mio compagno di merende. Quello che mi fa sfogare per ore e mi risponde con un “si, certo!” perchè le mie parole suonano come un lungo lamento che lui si concentra a non ascoltare. Io e Rino mangiamo spesso fuori insieme, ordinando sempre il primo piatto del menù, anche se non ci dovesse piacere, ma siamo troppo pigri per sfogliare le pagine. Ci basiamo prevalentemente sulle immagini dei menù o indichiamo il cibo mangiato dagli altri.

Dario, quello che si sente sempre in tendenza con le ultime mode del momento, mi rimprovera continuamente per il mio stile. Non capendo che purtroppo ho dovuto usare gli stessi vestiti per due mesi, tenendo con me anche quelli per andare a lavoro, mi ha aggredito dicendomi che mi vesto come un quadro antico. Questa è stata l’offesa più carina. Mi ha detto molto altro, tanto altro, e io sto ancora cercando di dimenticare tutte le offese gratuite.

Ma sfortunatamente, al di là di altri amici non menzionati per non annoiarvi, ogni qual volta torno a Palermo, mi sento un pesce fuor d’acqua. Mi sento completamente estraniata da tutto. Possono avere cambiato i locali, le strade a senso unico, bloccato le parti centrali della città, le persone hanno trovato lavoro, si sono sposati o fatto figli ma, io trovo sempre tutto uguale.

Questo sarà il concetto più difficile da dover spiegare.

Ho la sensazione di non trovare nulla e nessuno evoluto. Guardo le persone, la città e penso che si sia fermato tutto.

Vivere all’estero comporta uno sforzo nel cambiare ogni volta le tue abitudini; gestire ogni volta un nuovo problema; confrontarti con delle culture di cui non conoscevi neppure l’esistenza; confrontarti con persone nuove ogni quarto di secondo; ascoltare lingue e suoni a volte strani;

Il ritorno nella città in cui sei nato, comporta il dover adeguarti a una vita che hai lasciato, con ritmi, suoni, vissuti diversi. Forse in qualche modo le cose sono cambiate ma io non me ne accorgo. Incontro le stesse persone che frequentavano i miei stessi posti quando avevo diciassette anni, gli chiedo come stanno e se mi rispondono “benissimo” pongo nuovamente la domanda, perché non può andare benissimo se ti trovi sempre nello stesso posto e con le stesse persone da una vita. Un problema ci deve pur essere e non capisco come non se ne rendano conto. Poi ci sono gli insofferenti, quelli che vogliono andare via ma non lo fanno. Allora tenti di spiegare come in fondo si può fare ma basta volerlo, e loro ti guardano, apprezzano il discorso, ma in cuor mio immagino di ritrovarli di nuovo lì tra un anno a chiedermi le stesse cose.

Infine ci sono quelli a cui racconti parte della tua vita al di fuori del loro naso, ti guardano ,e con disprezzo ti dicono che la “mia vita non la farebbero” perché si sentirebbero dei nomadi.

Una mia amica mi dice sempre “ma a tia che te ne fotte”. E molto probabilmente ha ragione.

Così ogni anno, ritorno in questo magico periodo Natalizio. Se da una parte mi rattristo per come le cose continuano a funzionare, dall’altra parte non posso che apprezzare l’atmosfera che si crea durante il Natale. Vedere Palermo arricchita dalle luci, innumerevoli persone che camminano in città, le decorazioni natalizie del Teatro Massimo, riempiono l’anima.

Tra il 16 e il 26 Dicembre ho preso soltanto 4 chili, tenendo in considerazione che ho mangiato tutto quello che era umanamente possibile mangiare, più qualche calzone fritto ingurgitato all’una e mezza del mattino, è un buon risultato. Però adesso dovrò smaltirli perché mio marito mi accusa di ricevere gli auguri di persone convinte della mia gravidanza che in realtà è soltanto cibo accatastato nel mio stomaco.

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