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Tre giorni a Napoli

Sono arrivata a Napoli il 26 Dicembre con 10 arancine, 5 al burro e 5 con la carne; 10 cannoli grandi e 10 piccoli di cui 5 al pistacchio; una cassata tradizionale; una crema al pistacchio di bronte e un buccellato.

Ovviamente la signorina al bancone è stata così smart da inserire tutto quel ben di dio, in una sola busta, che si è rotta esattamente tre minuti dopo aver passato il check in. Ho cercato disperatamente un modo per comunicarle che la prossima volta, mi ricorderò di lei, e la ucciderò soltanto guardandola. Le mie parolacce non sono servite ad aggiustare il pacco, ma innervosirmi un po’ di più nel tragitto tra l’imbarco e l’aereo.

Appurato che, mio marito mi ha chiesto di andare a Napoli solo per portare i dolci siciliani, mi sono seduta e ho atteso 45 minuti per arrivare a destinazione.

Napoli è meravigliosa, una città che lascia sbalorditi.

Pensate che, ogni qual volta un turista mi dice che visiterà l’Italia a breve, per fare il solito tour Roma-Firenze-Venezia, lo prego di passare da Napoli. Non suggerirei mai due giorni a Palermo, perché in Sicilia ci vai per visitarla da cima a fondo. La regione Siciliana è in assoluto, a parer mio, la più completa e ogni angolo ti offre una chicca che deve essere vissuta a pieno. Devi avere tempo a disposizione per organizzare tour che ti permettono di capirne la cultura. Due giorni a Palermo, significa ingurgitare il cibo e vedere i monumenti di sfuggita. Ma se hai qualche giorno a disposizione, puoi passare da Napoli. E’ una città che riesce a restituirti la sua essenza in pochi attimi, soltanto guardandola da una strada, da un parco, dal mare.

Io mi sono sposata un Napoletano, di Giugliano in Campania.

Non chiedetemi il perché, ma se chiedi a qualsiasi Giuglianese di dove sono, rispondono di ” Giugliano in Campania, Napoli”. Solitamente chi proviene dal paese, specifica prima la città e poi la provincia di riferimento , ad esempio Palermo, Capaci. Ma il Giuglianese dice con orgoglio Giugliano in Campania, come se loro fossero i veri napoletani e chi vive a Napoli dovrebbe andare a vivere a Giugliano per definirsi Napoletano doc.

A Giugliano si conoscono praticamente quasi tutti. E mio marito sembra Totò u vasa vasa al secolo conosciuto come Totò Cuffaro. Saluta continuamente qualcuno e mi presenta tutte le persone di cui non ricorderò il nome il giorno dopo, immaginatevi l’anno successivo.

Io se conoscessi tutte quelle persone a Palermo, non uscirei mai. Mi sembra un doppio lavoro e mi comporterei come la mia amica Maria che si nasconde dietro gli scooter quando incontra le persone che conosce, perché salutare è una delle attività che la stanca di più. Tenete conto che è più facile passare il tempo a parlarle nascosta dietro qualche oggetto che vis-à-vis.

Quando vado a Napoli, finalmente riesco a familiarizzare con i suoi parenti. Considerate che ad oggi, il tempo passato con loro è di un mese in 5 anni.

Una volta dissi a Vincenzo, che io a differenza di molte donne che odiano la suocera, io a sua madre voglio bene. E lui mi rispose che voleva bene alla mia. Gli feci notare che con mia madre, lui avesse passato più tempo, perché era venuta a trovarmi a Houston, e lui mi rispose che proprio per questo motivo ci aveva spedito a New York dopo 5 giorni. Effettivamente non avevo realizzato che quel regalo, era stato impacchettato per eliminare due piccioni con una fava sola.

Ad ogni modo, odiare una suocera Napoletana quando non sei di Napoli è impossibile. Ad ogni parola, il suono dell’accento, fa sorridere. Per cui passerei ore ad ascoltarla. Certo è, che mentre loro parlano, tu credi di essere entrato a far parte del telefilm di Gomorra, e che da un momento all’altro Ciruzzo o Gennarino si paleseranno.

L’unico momento di screzio è la preparazione del caffè al mattino. Non accetta che il caffè lo bevo amaro ma lo sgarbo peggiore, è avere convertito il figlio.

Al di là del caffè, non ci sono evidenti complicazioni caratteriali. Io resto lì per pochi giorni, tratto il figlio bene e quindi ho avuto l’approvazione per stare al suo fianco.

Anzi a volte la suocera mi viene in soccorso, richiamando a casa il figlio smarrito.

Non sono più abituata a fare le 5 del mattino ma a Napoli è il must. Questi non dormono mai. E mio marito continua a sostenere che il jet lag non gli permette di dormire fino all’alba. La storia del jet lag aveva un senso quando tornavamo dagli Stati Uniti, ma al Cairo siamo un’ora avanti rispetto all’Italia, dovrebbe avere voglia di andare a dormire prima, ma vi risponderà che quell’ora in avanti, lo porta a svegliarsi presto e che essendo già sveglio non sente il bisogno di dormire. Una storia insensata ma i Napoletani a ora di creatività sono i numeri uno.

E quindi si sta svegli a parlare tutta la notte con gli amici, bevendo e cazzeggiando sulla vita.

Vincenzo è un animale sociale, amante dei gruppi. Io sono esattamente l’opposto, amante dei piccoli nuclei. Ogni qual volta si esce, chiama un amico e se ne presentano in 28. Mi chiedo spesso, se ci sia un collegamento telefonico, in cui squilla il telefono a uno, e tutti gli altri ricevono l’avviso. Da un tavolo per quattro persone, si passa facilmente ad uno da 30 in cui alcuni di loro, si sederanno sulle gambe dell’altro, perché magicamente sono diventati in 45 e il ristoratore Napoletano non batterà neppure ciglio. In America, se ti presenti con un amico in più, vanno subito in sbattimento. Loro hanno i camerieri contati per il numero dei tavoli, e tenendo molto al servizio, soprattutto a favore della famosa tip, ti creano problemi per aggiungere al tavolo una sedia in più, per l’amico che è venuto a sorseggiare un bicchiere di vino mentre tu ceni.

Plus, il 28 Dicembre, siamo stati invitati ad un matrimonio. Quasi tutti gli invitati erano suoi amici o lo sarebbero diventati in poco tempo. Lo capisci dagli innumerevoli abbracci o baci scambiati. Credo fermamente che mio marito abbia abbracciato più volte i suoi amici quella sera, che me in 5 anni di vissuto insieme. Io che non ci sono abituata, penso sempre che ad ogni abbraccio corrisponda un segreto detto all’orecchio, per poi trovarmi soggetta a questa forma di affetto a cui non sono abituata.

Il must tra me e Vincenzo era goderci quella serata come se stessimo festeggiando Capodanno.

A minare il nostro divertimento, ovviamente fu una notizia sul Cairo. Una bomba esplosa vicino le piramidi. Un attacco terroristico nel posto in cui ti stai trasferendo definitivamente non è una notizia felice. Mio cognato mi disse che era il caso che io divorziassi e togliessi tutti i soldi a Vincenzo. E Peppe, un amico, aggiunse che fosse il caso di fare prima un figlio, per agevolare i soldi del mantenimento.

Ma pur avendo il cuore in gola, abbiamo pensato che fosse il caso di fregarcene e divertirci. La bomba era già esplosa e noi eravamo a Napoli, in compagnia e volevamo soltanto divertirci.

Alle 3 del mattino mi sembrava opportuno chiudere la serata, ma Vincenzo mi guardava disgustato, come quando per un capodanno a Napoli mi disse che gli stavo rovinando il divertimento. Alle 7 del mattino del 1 Gennaio, dopo aver passato tutta la notte del 31 e tutte le prime ore del giorno dopo, saltellando come un grillo, senza assumere alcun alcolico, avevo richiesto di tornare a casa, perché avvertivo una leggera stanchezza che non mi permetteva più di chiacchierare amabilmente con tutte le persone ubriache. Avrei dovuto capire in quel momento che sposandolo, non avrei più avuto diritto a dormire la notte.

Questo è uno dei motivi per cui non sono felice quando viene a Palermo. Perché a Palermo per fare le 4 del mattino significa che stai andando al mercato ittico a comprare il pesce, e per fregare l’altro devi alzarti alle 3. Alla nostra età non puoi ritirarti così tardi. Noi siamo nati stanchi, e se ci togli il sonno non sappiamo come e quando recuperarlo.

Il 30 ci siamo svegliati alle 6 del mattino per andare in macchina in aeroporto a Roma. L’unica vera ragione per cui siamo partiti così presto è stata il dover comprare gli alcolici al duty free. Al Cairo si trovano pochi alcolici, per cui se ti piace il vino, l’unica soluzione è importarlo per sole 4 volte all’anno e armarti di 3 bottiglie a testa. Molti ristoranti al Cairo, non hanno la licenza per vendere gli alcolici perché costa molto, o se hanno una piccola cantina, sei costretto a pagare la bottiglia quasi tre volte in più il valore di importazione. Per questo motivo, i ristoratori ti invitano a portare la tua bottiglia, che etichetteranno con il tuo nome all’entrata del locale, evitando così, che subendo un controllo non sappiano riferire al governo chi è il proprietario, e dover pagare una multa salata. Portando la tua bottiglia, sei soggetto a pagare il bouchon di 250 sterline egiziane al ristoratore. Ma tu sei felice perché puoi bere il vino al tavolo, il ristoratore è felice e va bene così!

Fortunatamente dal primo mio ingresso nei primi giorni di Dicembre, abbiamo già accumulato 10 bottiglie tra vino e gin. Mio marito non si capacita di come si possa vivere bene senza poter bere gli alcolici, e men che mai avrebbe potuto accettare di brindare al nuovo anno con un bicchiere d’acqua.

Siamo saliti in aereo e durante il decollo per la prima volta ho guardato dal finestrino. Un saluto alla mia terra e il definitivo trasferimento al Cairo!


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