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Una breve storia triste: Giuliana in cucina.

In questi giorni mi sono dedicata ad altre attività che non mi hanno mi permesso di scrivere sul blog.

Mi sono iscritta al corso di Egiziano. Ho iniziato il corso di Egiziano chiamato “survival” .

Lo chiamano così perché inizi a capire le basi per poter accedere al livello 1. In sostanza in questo livello ti spiegano perché non imparerai mai a parlare l’arabo.

Una delle regole principali è capire che se parli l’Egiziano riuscirai a comunicare con quasi tutto il mondo arabo, ma quando qualcuno al di fuori dell’Egitto parlerà il suo dialetto, tu non capirai una cippa secca. Questo perché ogni paese ha il proprio dialetto. L’Egiziano però ha il vantaggio di essere la lingua parlata nel mondo del cinema e quindi conosciuta da tutti.

I suoni che loro riproducono, sono irriproducibili per noi. Soprattutto perché alcuni di questi sono poco educati nella nostra lingua. Come quando ti prepari a fare i gargarismi… ma come si fa, a farlo in pubblico?

Altro problema fondamentale è che loro in una frase ti dicono di tutto.

In questi giorni mi aveva colpito il fatto che ogni volta che augurassi il buongiorno a qualcuno, dovevo stare almeno 2 minuti ad attendere che l’altro finisse di augurarmi lo stesso. Per poi scoprire che al mio saluto, l’altro risponde “buongiorno a te, la pace sia su di te e la misericordia e le benedizioni di Dio” 

In ogni caso, ho provato anche ad iscrivermi ad un corso di cucito. L’insegnante ha deciso di andare in vacanza per un mese, rimandando la mia iscrizione a Marzo, nella speranza che io non mi sia già annoiata all’idea di partecipare. Ebbene sì, le mie passioni durano da Natale a Santo Stefano, per cui se non mi iscrivo ad un corso contemporaneamente a quando ho iniziato a pensare di farlo, scatta la modalità noia.

In realtà da sempre ho deciso di iscrivermi ad un corso di cucito, perché ho sempre avuto la voglia di indossare qualcosa fatta con le mie mani.

Ma la vera motivazione che mi ha tenuto lontano dal scrivere qualcosa sulla mia vita, è stata che mio marito si rifiuta di cucinare. Io ho sposato lui perché cucina, e cucina anche bene.

Chi mi conosce da tempo sa che più volte ho cercato di imparare a cucinare senza successo. Io odio cucinare, mi snerva. Passare le ore in cucina per poi vedervi mangiare la pietanza in meno di 7 secondi mi manda in bestia.

Ho pensato che la strategia migliore fosse quella di cucinare così male che mio marito non avrebbe resistito per più di due giorni.

Strategia numero 1: assaggia di sale, se è sufficiente, aggiungi almeno due cucchiai in più. La roba salata è disgustosa.

Strategia numero 2: mettere un quantitativo di peperoncino che non ti permette di respirare per almeno 2 minuti.

Strategia numero 3: brucia la pietanza.

Tre strategie messe in atto che non hanno avuto successo. Lui ha mangiato tutto e io sono rimasta basita dal fatto che tutte le strategie messe in atto fossero state vane.

Dopo venti giorni, avevo capito che mio marito non avrebbe toccato i fornelli, e quindi dovevo trovare il modo per cucinare qualcosa di buono, che non fosse eccessivamente buono, ma che mi avrebbe permesso di ingurgitare il cibo senza pensare di andarlo a rimettere dopo pochi minuti.

Mi sono lanciata in due ricette di giallo zafferano. Tutte quelle che sono segnalate come facili per me sono estremamente complicate. Ho deciso di farmi coraggio e ho preparato il minestrone e lo spezzatino.

In entrambi i casi, ho deciso che l’arma vincente fosse aggiungere il dado vegetale della Knor. Io non capisco perché laddove il mondo decide di aiutarci, noi dobbiamo complicarlo facendo le cose a modo nostro. Mio marito odia il dado vegetale, e io decisi di comprarlo e nasconderlo dentro il pacco del caffè Nespresso. Un luogo a lui oscuro, perché il caffè deve essere fatto con la moca. Quindi il mio segreto sarebbe rimasto tale fino alla morte.

Il risultato non è stato terribile in entrambi i casi. Mio marito si è complimentato per il sapore del brodo, dopo avermi chiesto se l’avessi fatto io. Secondo voi, cosa avevo risposto? Ovvio! ci sono stata venti minuti a cuocere le verdure.

Ma laddove pensi di essere salva, il mondo ti gira le spalle.

Quando non sei brava a cucinare, farlo per due volte al giorno ogni settimana, è impossibile.

Ieri non avevo nessuna inventiva e tremavo all’idea che avremmo dovuto mangiare a casa e che mi sarei dovuta trovare per l’ennesima volta davanti a quei cosi infuocati.

Mi presi di coraggio e gli dissi che non avevo idee e che quella sera avrebbe dovuto cucinare lui.

E’ tornato a casa e mi ha detto che dovevamo fare il risotto.

Ho subito corretto quel ” dovevamo”. No amore, hai sbagliato a coniugare il verbo dovere. Dobbiamo fare, implica che oltre a te, qualcun altro cucinerà la cena e io non vedo altri soggetti oltre me stessa.

Mi rispose che l’unica cosa venuta bene era il brodo vegetale e io avrei dovuto fare quello.

“Oh Gesù!” mi ha fregato.

Ho speso cinque minuti di orologio a cercare di ricordare tutte le verdure presenti sull’immagine del dado Knor.

Ho aperto il frigo e iniziato a fare le domande su quali ingredienti mettere. La complicità in cucina significa che le verdure scelte per il brodo, fossero di gradimento per entrambi.

“allora metto i broccoli? metto l’aglio? no l’aglio non lo metto che non faccio il soffritto, vero? metto la cipolla? la pelo? metto il porro? il porro è sempre buono? metto le carote? le lavo? metto il prezzemolo? ma con tutti i rami? no, li tolgo! tu non gradisci i rami! metto la patata? la patata fa sempre il suo effetto!”

Mentre continuavo ad elencare tutti i possibili ingredienti, Vincenzo sorrise e mi disse ” adesso metti le verdure che ti dico io, poi prendi il dado della knor nascosto dentro il pacco della Nespresso e buttalo!”.

Vedere il dado della Knor dentro la pattumiera mi ha reso molto triste. Stavo uccidendo l’unico amico che mi aveva aiutato in quei venti giorni a pensare che nel mondo anche chi non sa cucinare, può avere due minuti di gloria.

In cuor mio ho pregato. Ho pregato per la Knor, perché sono stati bravi ad inventarsi quel piccolo ingrediente che ti salva da 15 minuti davanti ai fornelli.

La Knor dovrebbe vincere il premio Nobel. Io ho avuto pochi momenti di pace interiore, e uno di quelli è stato vedere sciogliere il dado dentro l’acqua.

Knor non ti preoccupare. Sicuramente non ti potrò utilizzare più quando cucino per mio marito, ma ti prometto che ricomprerò il dado appena dovrò fare un piatto solo per me.

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10 pensieri riguardo “Una breve storia triste: Giuliana in cucina.”

  1. Curiosa la parte dove parli di te e dei tuoi interessi soprattutto nella comprensione di una lingua a noi lontana e i cui rappresentanti fisici provocano nell’italia (minuscolo) di oggi, un continuo odio mussoliniano. Credo però che nella seconda parte tu abbia cercato di estremizzare le sensazioni di disagio che ti provoca la cucina. Il fatto che possiate farlo insieme sia qualcosa di propositivo e che giustamente debba essere coltivato. Ma se questa attività investigativa segreta perpetrata dal marito, diventa oggetto di disputa per affermare la ragione di nessuno, il pasto diventa “intossicato”.
    Non è più semplice fare qualcosa a turno?
    Vista la grande competitività di entrambi nella ricerca della ragione assoluta, potrebbe anche essere un modo di discussione positiva su “cosa ci hai messo” e “la prossima volta provi tu a farlo”.
    Cucinare per se è un modo di prendersi cura di noi stessi, se lo fai anche per qualcun altro dovrebbe essere una gioia e non uno stress.
    Magari la prossima volta lo inviterai a fare le faccende con te, magari per un po’ smetterà di essere troppo prevenuto e confluirà le sue ricerche sullo sporco più resistente!

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    1. Ciao, grazie mille per il commento! Assolutamente, ho estremizzato il mio disagio in cucina. Io non amo cucinare… più che altro odio farlo proprio! A meno che non debba mettere qualcosa al forno e non fare niente di più! Mio marito é veramente bravo, e molte volte scherziamo, senza presunzione, su cosa sono in grado di combinare! Non mi offendo mai, sai sarà che quando sei consapevole di non amare particolarmente una determinata attività, sei più pronta a riderci su!

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      1. Adesso è chiara la tua posizione. Però cucinare è produrre cibo che è il carburante della tua esistenza, ti permette di stare in piedi e di vivere quindi comprendo lo sforzo di tuo marito. Magari sarai più brava con le insalatone, poco tempo e tanto gusto! 😉

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      2. Lo so ma non riesco proprio! Cucino per sopravvivenza senza spingermi oltre. Sai cosa, noto che spesso chi ama cucinare ha imparato da uno dei genitori! Mia mamma ha sempre cucinato senza mettere passione… credo di avere assimilato perfettamente il concetto!

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      3. Io ho imparato perché ho imposto a mia madre di insegnarmi i suoi rudimenti al fine di poter riprodurre i suoi piatti anche quando lei non avrà più forza e voglia di farlo. Un lascito che dobbiamo pretendere. Magari prova ad abbandonare quell’imprinting familiare e trovare qualcosa che ti ispira. Magari sei brava a riconoscere i sapori. Sei nei Paesi arabi, la medina è un luogo di grande ispirazione per chi vuole trovare i profumi del luogo. Anche semplicemente un brodo pieno di spezie è un piatto sano ed elaborato. Prova curiosità in quello che cucini. Lascia perdere gli insaporitori. Frequenta molto persone fidate del luogo ed osservali cucinare. So che sono molto ospitali gli arabi e molto affettuosi, non ti diranno di no. Anche se alla fine pelerai patate e carote è un modo di stare insieme e passare del tempo con trasporto cosciente del fatto che costruirai ricordi positivi del cibo e quando cambierai paese, saranno quelli a darti la carica per riprodurre il piatto tanto buono, mangiato con i tuoi amici in quel determinato giorno in quella località che un giorno sarà lontana.

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      4. Condivido! Io sono una buona forchetta, quindi riconoscono i sapori buoni e so dirti cosa manca ad un piatto per renderlo appetitoso! Per assurdo ho una pazienza incredibile nel lavorare all’uncinetto o ai ferri… e ti assicuro che ne serve tanta e poi mi perdo in cucina!ci sono ad esempio dei piatti che non rientrano nei pasti normali nostri come i dumpling che adoro, e pur di mangiarli sono disposta a stare davanti ai fornelli! Forse la mia è più una scusa… so che qualcun altro cucinerà indipendentemente che sia mio marito… e non mi cimentob

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      5. Credo proprio che in cucina avrai il ruolo di executive chef, migliorerai i piatti aggiungendo quello che al palato manca. Quindi sei portata a cucinare in compagnia, ancora meglio! 😉
        Io non saprei neanche dove cominciare con l’uncinetto e so che non ci riuscirei. Si tratta solo di capacità e portamento. L’importante è conoscere i propri limiti. 😉

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